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Duel,
31 maggio 1999
Raffaella Giancristofaro
Non è un altro Sud, o un analogo tentativo di parlare dell'Italia
e dei suoi mali atavici. Eppure Ormai è fatta! ne parla, ma in
chiave decisamente non demagogica. La storia è quella vera del
"rapinatore gentiluomo" Fantazzini, figlio dell'anarchico Libero
(un'altra pietosa comparsata di Guccini. Perché?) con il quale
Monteleone ha scritto il soggetto ispirandosi all'autobiografia scritta
in carcere. Immagini in b/n degli anni Sessanta suggeriscono e sintetizzano
i tratti di un periodo (più che di un personaggio) ricordati solo
per i loro aspetti "favolosi". Ma il film non sfrutta il repertorio
d'epoca per l'ennesimo amarcord, e lo dimostra il reimpiego comico di
Pazza idea in uno dei momenti più imbarazzanti della vicenda (interessante
sarebbe il confronto con Il cielo in una stanza, ma manca lo spazio).
Non si proclama nulla ma si insinua senza cadere in stereotipi il vizio
universale dello scaricare le responsabilità. E si accenna a uno
degli aspetti più costitutivi della storia italiana, il rapporto
tra Stato e pre-stato, o anarchia (brechtianamente «È più
criminale fondare una banca o rapinarla?»). Il film lascia sullo
sfondo i riferimenti storici senza essere disimpegnato e senza l'obbligo
ingombrante della ricostruzione. Il caso Fantazzini (condannato all'ergastolo
senza mai aver ucciso nessuno e vittima di un accanimento giudiziario
che gli impedisce persino di vedere il film che lo riguarda) non si trasforma
in un inno libertario né in un film-inchiesta. Alla velocità
e leggerezza ironica della scrittura corrisponde una regia al limite dell'esercizio,
per quei continui movimenti ondulatori in un film quasi tutto in interni.
Più che convincente è Accorsi, libero dalle lievi incertezze
del passato, come anche Esposito, Solfrizzi e Sacchi, Il più è
fatto!
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