Era
quasi fatta! A
Rivista anarchica Obbrobrio giuridico Pino Cacucci a colloquio con il regista Enzo Monteleone "Il
libro autobiografico di Horst Fantazzini, Ormai è fatta, l’ho
trovato su una bancarella di fondi di magazzino, quelli da "tutto
a mille lire", confuso tra mucchi di gialli consumati da chissà
quante mani... Mi ha attirato la copertina, con quella terribile foto
di lui crivellato di pallottole. Poi l’ho letto, e ho pensato al
film Quel pomeriggio di un giorno da cani. È una storia straordinaria,
che fa parte degli anni settanta pur senza appartenere ai grandi eventi
tragici di quel periodo. Ne ho parlato con il produttore Piccioli, che
si è subito lasciato contagiare dal mio entusiasmo. Ci siamo messi
in cerca di Horst, immaginando fosse un tranquillo pensionato, magari
con tanti nipotini, considerando gli anni che erano trascorsi... E invece,
siamo dovuti andare a trovarlo in carcere, per parlargli del mio progetto..." Pino Cacucci
Con un po’ di fantasia Patrizia Diamante a colloquio con il produttore Gianfranco Piccioli Gianfranco
Piccioli, romano, 55 anni, molto garbato, faccia aperta, simpatica e cordiale.
È un produttore atipico, nel senso che nel desolante o quasi panorama
della cinematografia italiana punta a fare film di qualità. E come
persona, mi sembra abbastanza fuori di testa da crederci per davvero.
Dopo Tutti giù per terra! di Davide Ferrario con Valerio Mastandrea
(film delizioso e molto premiato all’estero) una grande scommessa.
Un’impresa non da poco e non facile - tanti anni fa il primo progetto,
con l’attore Volontè nella parte di Horst, rimase solo una
firma su un foglio - realizzare questo film sul mio compagno Horst Fantazzini,
liberamente tratto dal racconto autobiografico Ormai è fatta! edito
nel 1973 da Bertani (l’edizione di allora fu curata da Franca Rame)
e non ancora ripubblicato. Un’impresa che ha condiviso con Enzo
Monteleone, regista alla sua seconda esperienza dopo La vera storia di
Antonio H. e già sceneggiatore di Mediterraneo. Gianfranco ha incontrato
Horst diverse volte nel carcere di San Michele, Alessandria. A differenza
di me lo raggiunge in aereo e forse viene trattato con un tantino in più
di rispetto, mentre io sono costretta a prendere scassatissimi treni all’alba
con lo zaino pieno di cotolette e in quanto al rispetto, come per ogni
sfortunato visitatore: a seconda dei turni e a discrezione degli agenti,
ma altre differenze sostanzialmente non ci sono: a monte c’è
la stessa passione, lo stesso impegno, per realizzare i propri desideri.
Hanno incominciato una fitta corrispondenza, sono diventati amici, mi
dice scherzando che sono quasi fidanzati, e non vorrei che si allargasse
oltre... Io vorrei che tu ti presentassi... E come no, mi presento, Gianfranco Piccioli, nato il 26 febbraio 1944, praticamente in modo irrecuperabile malato di cinema, dedico tutto a questo e lo antepongo a tutto, il cinema, la mia unica attività... Per raccontare un aneddoto simpatico, se dovessi fare le analisi del sangue, credo che troverebbero tracce di sangue nella celluloide... Mi piace cercare storie e raccontarle... In passato di film ne ho prodotti circa 40-45, quelli a cui sono più affezionato i film di Sergio Citti in particolare Casotto (1977), il film di Costantin Costa-Gravas Chiaro di donna (1979)... un po’ tutti i film di Francesco Nuti fino al film Donne con le gonne (1991) me li sono portati avanti io. Com'è nata l'idea di un film su Horst? L’idea di un film su Horst nasce sempre cercando storie, nasce con la lettura di questo suo libro pubblicato da Bertani nel 75 con un titolo ironico bellissimo Ormai è fatta!, e trovato casualmente su una bancarella dell’usato e ho detto ma guarda, a parte l’eleganza, il modo, il linguaggio, il tono ironico con cui Horst raccontava tutta la vicenda di quella giornata, era l’analisi di questa giornata particolare il pretesto per rievocare anche nelle sfumature, le circostanze dell’episodio nel contesto della vita carceraria, del sistema carcerario... ma tutto raccontato con grande eleganza... ma poi mi sono chiesto ma nel tempo - perché di anni ne sono passati tanti - chissà dove sarà, che fine avrà fatto, poi attraverso varie ricerche riesco ad individuare il carcere di Alessandria, mi metto in contatto con alcune persone, nel frattempo incontro Pralina Diamante che è la sua compagna, comincio ad apprendere da lei determinati risvolti della vicenda ma molto importanti, rintraccio l’avvocato Leone che a suo tempo si occupò del caso, e nel tempo anche altre persone, trovando in tutti loro una partecipazione veramente straordinaria... parlo insieme con il regista, giro per l’Italia a rintracciare anche quei personaggi che hanno avuto a che fare con tutta la vicenda, ne viene fuori tantissimo materiale e molto affascinante e soprattutto che ricalca l’anima vera di Horst... c’è voluto quasi un anno prima di ottenere il permesso per incontrarlo, eppure non era certamente un orco una specie di diavolo terrificante qualcosa veramente di aberrante, ma una persona sensibilissima anche tenera in alcune cose pure nelle sue asperità nelle sue ombre nei suoi contrasti, proprio perché fragile, ma un uomo a cui trent’anni di detenzione non avevano tolto proprio nulla, la sua dignità era integra il suo carattere era forte... Quali difficoltà avete incontrato a realizzare il film? Devo dire che questo film è stato abbastanza faticoso un po’ come tutti i film in genere, forse questo lo è stato un po’ di più perché la caratteristica del film risiedeva nel trovare il luogo cioè l’ubicazione, il carcere e questo non era assolutamente facile, ritornare nel carcere di Fossano non era assolutamente possibile anche per l’ambiente che peraltro si è modificato negli anni e che quindi si sarebbe dovuto riadattare... abbiamo girato un po’ dappertutto, e cercavamo quel luogo che togliesse un po’ quell’aspetto cupo che ha solitamente l’edificio carcerario, anche perché se fai un film devi presentare le cose in un certo modo per cercare di attrarre un minimo d’attenzione, che era lo scopo principale del film... fino a che trovammo il carcere di Saluzzo che era stato abbandonato da cinque o sei anni, e lì abbiamo avuto inizialmente parecchi ostacoli da parte delle istituzioni, poi finalmente ci consegnarono le chiavi. Abbiamo comunque dovuto lavorarci molto, perché quando l’abbiamo aperto era in condizioni terribili, proprio mal messo, fatiscente... Horst ha approvato tutta la sceneggiatura? Ci sono state diverse versioni nella sceneggiatura, e anche molto faticose, noi avevamo di fronte talmente tanto materiale che si rischiava anche di perdersi, il problema era di riuscire a condensare tutto nello spazio di 90 minuti... Una prima versione comprendeva anche alcuni episodi della sua infanzia, Horst si è commosso nel leggere le varie versioni, che sempre gli mandavo anche per provocarlo, per indurlo a farmi delle osservazioni... tutto questo è servito per arrivare alla stesura chiamiamola così finale, in cui sacrificando moltissimo del materiale che avevamo in visione la scelta finale si è orientata verso uno schema alla Un pomeriggio di un giorno da cani, film straordinario con Al Pacino... Nel film secondo me manca un po’ l’umanità degli altri carcerati, cioè tranne la figura di Calimero non affiorano altre storie, di conflitti ma anche di vera solidarietà, mentre nel libro si legge di questa solidarietà che c’era anche fra detenuti comuni e che sfocerà nelle rivolte... Sì è vero, ma è stato purtroppo necessario il sacrificio di tanto di quel materiale, perché nel momento in cui abbiamo articolato il racconto su quella giornata in cui Horst si chiuse in quella stanza coi due ostaggi, andando su quella strada non c’era più modo, cioè il racconto parte da quelle famose 8 e 15 del mattino e finisce alle 21 di sera... e tutta la giornata si trascorre dentro quella stanza, mentre nel libro invece mentre si racconta di quella giornata, apre tante finestre. Cinematograficamente non c’era proprio la possibilità, ne sarebbe uscito un film di tre ore e questo tu capisci era proprio impensabile. I carabinieri ci passano malino, mentre il direttore del carcere sembra quasi un filosofo, uno un po’ fuori di testa, invece secondo me le responsabilità sono comuni, poi nel carcere l’hanno di nuovo massacrato nel ‘78. Sì, anche questo è vero, certo. Ma il fatto è questo... che nel libro di Horst un po’ tutti i personaggi sono da mettere in discussione, per i loro atteggiamenti... abbiamo cercato ovviamente una forma un pochino più romanzata, avevamo la necessità come sempre di dire vabbé non facciamo il solito discorso anche se poi era la verità, che c’è soltanto un buono e tutti gli altri sono cattivi... fra una massa di gente come tutti quelli che si sono accerchiati intorno a lui quel giorno, dove Horst stesso racconta addirittura il delirio della folla, che era a favore dei tutori dell’ordine... abbiamo cercato invece di toccare il tema con un po’ di fantasia e con falso buonismo, spostando anche nel potere la diatriba di dire... di mettere anche lì il buono e il cattivo, facendo vedere i contrasti che c’erano fra di loro, lasciando ad Horst l’unico ruolo di buono, in qualche modo di vittima designata... e lì abbiamo addolcito qualche personaggio, abbiamo preso anche qualche licenza in realtà, mentre per come Horst la racconta è molto più cruda. Il cinema ha spesso attinto dalle storie d’Anarchia, ti cito alcuni titoli che conoscerai sicuramente Sacco e Vanzetti, La Banda Bonnot, La Colonia Cecilia (questo un po’ meno conosciuto ma piuttosto bello), Terra e Libertà, ecc. ma Ormai è fatta! come mi hai detto si ispira a Un pomeriggio di un giorno da cani, con un finale alla Sam Peckimpah... è la fine dei grandi ideali, quelli che propugnava l’anarchico Libero? No, assolutamente. Tu mi stai citando dei titoli che mi hanno particolarmente emozionato, in modo particolare Terra e Libertà, sono dei film di grandi contenuti di grandi valori, e il problema sì, purtroppo può esserci questo rischio che non è della fine di un certo tipo di ideali, che a me adesso ti giuro che mi sfuggono certe cose non è che mi identifico, sto attraversando un periodo più personale che generale... c’è una grande confusione, vedo molta confusione intorno, e sto perdendo gli orientamenti sto perdendo i confini di determinate cose... dei titoli che tu hai citato il primo Sacco e Vanzetti è un film che è stato realizzato se vuoi di maniera, come potrebbe sembrare Ormai è fatta!, ma mentre in quel momento c’era più coscienza sociale, molto più sensibile più attenta a quel genere di cinema diciamo impegnato, erano gli anni in cui c’erano i Rosi, i Petri, gli autori che avevano un forte impegno sociale... oggi purtroppo siamo in un appiattimento culturale che è preoccupante, in cui gli argomenti rischiano addirittura di passare inosservati, questa è la cosa che più mi angoscia, non so sei hai notato ma siamo alla terza settimana di una guerra terrificante, sconvolgente, e già si sta perdendo l’interesse... questa è una cosa veramente pazzesca! Cosa significa distribuire "Ormai è fatta!" in un circuito saturo di porcherie commerciali? Significa un tentativo di scuotere, di verificare, di vedere, semmai può esserci ancora un cosiddetto risveglio verso determinate cose, sono le cosiddette sfide, io purtroppo ho questa malattia... se facessi questo mestiere solo per un fatto economico, certamente non avrei mai pensato di fare un film come Ormai è fatta! A Horst il magistrato di sorveglianza di Alessandria, dott. Andrea Del Nevo, ha negato il permesso di assistere alla prima del film. Eppure, su assicurazione del direttore del carcere (addirittura scortato dalle guardie), c’erano sufficienti garanzie perché non scappasse. Secondo te, perché tutto questo accanimento? Che ti devo dire? Le regole? Vogliamo chiamarle tali? Io non conosco nemmeno questo magistrato, non so nemmeno che faccia abbia... forse temendo che scappasse come nel ‘90 ha avuto paura di farci brutte figure, non ha capito la ricerca disperata di libertà che Horst Fantazzini sta rincorrendo da trent’anni, avendo comunque peraltro già scontato trent’anni senza essersi macchiato di delitti... se queste sono le regole mi fanno paura... io ritengo meraviglioso il biglietto che Horst ha mandato al Cinema Romano di Torino, dove abbiamo fatto la presentazione del film, e che io ho letto al pubblico e c’è stato un applauso favoloso... è venuto giù il cinema! Era un biglietto scritto con la solita eleganza di Horst, senza particolare polemica gratuita, stizzita, anzi, ma non un messaggio di rassegnazione... dedicando questo pensiero (indiano) meraviglioso al magistrato: cioè che prima di giudicare un uomo, devi avere almeno percorso 5.000 miglia con i suoi mocassini. ***
Patrizia "Pralina" Diamante *** 20 aprile 1999, Corriere della Sera, pagina 37 Flash Al bandito gentiluomo vietato il "suo" film Al bandito gentiluomo vietato il "suo" film. Nessun permesso al bandito Horst Fantazzini, in cella ad Alessandria, per andare a vedere il film "Ormai è fatta!", tratto dalla sua autobiografia e girato da Enzo Monteleone. La storia si apre con Fantazzini (interpretato da Stefano Accorsi) che tenta di evadere dal carcere di Fossano, Piemonte, il 23 luglio '73. Per la prima volta usa un'arma vera e ferisce due guardie. Fantazzini aveva chiesto di recarsi, accompagnato da operatori penitenziari, a Torino, al cinema Romano, dove oggi il film viene presentato (uscirà nelle sale venerdì). "Ci sono rimasto male - ha detto il produttore Gianfranco Piccioli -, è la riprova dell'accanimento contro un uomo condannato a 22 anni per una serie di rapine in banca usando pistole giocattolo e ad altri 22 per la fuga". I giornali dell' epoca dipingevano Fantazzini come "il ladro gentiluomo", "il bandito cortese". La sua vicenda conquistò le prime pagine dei giornali. "Con Fantazzini - ha ancora spiegato il regista - ho voluto raccontare una storia a suo modo esemplare. Attraverso la sua vicenda ho cercato di ricordare gli umori e i sentimenti degli anni Settanta". Autore non menzionato *** 20
aprile 1999, La Stampa, Torino, pagina 35 Niente permesso per l'ex rapinatore Horst Fantazzini, in carcere da 31 anni. Cinema vietato al detenuto-record. Non parteciperà alla prima del film sulla sua vita Claudio Giacchino Non c'è pietà per Horst Fantazzini. Chi è costui? vi domanderete. Giustamente, dato che il nostro personaggio vive fuori dal mondo da un'eternità, da 31 anni è detenuto. A suo tempo, detenuto violento: nel luglio del '73 cercò di evadere dal penitenziario di Fossano, la fuga finì nel cortile della prigione, in un lago di sangue. Fantazzini ferì due agenti di custodia con la pistola che chissà come era riuscito a procurarsi e venne poi crivellato dai tiratori scelti, sette pallottole gli attraversarono il corpo. Sopravvisse miracolosamente: cominciò a peregrinare per il cosiddetto "circuito dei camosci", le carceri di massima sicurezza. Ove, lui delinquente comune specializzato in rapine, s'unì alle rivolte dei terroristi per inseguire il sogno della libertà. A metà degli Ottanta, l'epoca delle sommosse dietro le sbarre finì, Fantazzini continuò a girare le galere di tutta Italia, dieci anni fa gli riuscì di scappare approfittando di un permesso, per una manciata di giorni sperimentò che cos'è la vita oltre il muraglione di cinta e oltre la cella. Catturato, ha ripreso l'esistenza che conduce dal 1968 quando l'arrestarono e i giornali scrissero: "Preso finalmente il rapinatore solitario". Una delle etichette della carriera di Horst: le altre, "bandito gentile" e "bandito con la pistola giocattolo". Con la quale aveva assaltato negozi e uffici postali in serie, razziando pugni di lire senza mai versare una goccia di sangue. Per tutti quei colpi venne condannato a 22 anni. Altrettanti gli inflissero per la tentata evasione da Fossano: altra galera produssero le rivolte nel "circuito dei camosci". Risultato: la pena di Fantazzini finisce nel 2024. Se dovesse vivere sino ad allora, probabilmente Fantazzini diventerebbe il recluso record, avrebbe passato dietro le sbarre ben 56 anni. Oggi è un sessantenne che pare aver abdicato al sogno della fuga. Su consiglio di Franca Rame ha scritto un libro autobiografico " Ormai è fatta", il libro è diventato un film. Il film sarà presentato stasera al Romano: dal penitenziario di Alessandria, Fantazzini aveva chiesto: "Lasciatemi andare all'anteprima torinese, mandatemi scortato dalle guardie". Niente da fare, al vecchio detenuto non è stato concesso di uscire poche ore dalla cella. Nei giorni scorsi Fantazzini aveva detto: "Non m'illudo che il film accorci la mia sofferenza...però, è strano che in quest'Italia in cui fior di assassini sono scarcerati dopo poco tempo, io, che non ho mai ucciso nessuno, sia dentro dalla notte dei tempi. Forse, solo la grazia m'eviterà di morire da detenuto". Qual differenza con il Fantazzini storico, alleato dei terroristi "solo per evadere, mai condiviso le loro idee, quelli volevano solo il potere e io sono anarchico", con il Fantazzini considerato dalle guardie "una bomba a orologeria", "un tipo pericoloso come una tigre". Claudio Giacchino
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