Film
TV, 26 aprile 1999
C'è un uomo, in Italia, in galera da circa trent'anni e con altrettanti
da scontare. Si chiama Horst Fantazzini, ex rapinatore gentiluomo (rubava,
con cortesia, l'indispensabile per vivere), anarchico per eredità
(suo padre, Libero - goffamente impersonato da Francesco Guccini - è
un simbolo della Resistenza) e sfigato a vita, poiché - senza mai
uccidere nessuno - è riuscito ad accumulare tante di quelle primavere
in gattabuia che neanche il suo quasi omonimo di nome e di sfortuna sarebbe
stato in grado di ammucchiare in dieci film. L'abituale sceneggiatore
Monteleone, alla sua seconda prova registica dopo "La vera vita di
Antonio H", ha scoperto su una bancarella il libro scritto dallo
stesso protagonista, si è innamorato di quest'assurda storia e
l'ha portata, con i soliti - tentennamenti direzionali dei "registi
per caso", sullo schermo. La pellicola, tutta giocata in una fatidica
giornata del luglio '73, quando Fantazzini cercò inutilmente di
scappare di prigione tenendo in scacco due guardie giurate, ambirebbe
a "Quel pomeriggio di un giorno da cani", ma ne fa solo il verso.
Bravissimo, tuttavia, Stefano Accorsi. Da seguire Emilio Solfrizzi, già
rivelazione in "Matrimoni" della Comencini.
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