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La
Repubblica, 24 aprile 1999
Roberto Nepoti
La ricostruzione delle irresistibili imprese del "rapinatore gentiluomo"
Horst Fantazzini, basata sull'autobiografia del protagonista. Figlio di
anarchico, Horst (Stefano Accorsi) è convinto che fondare una banca
sia più criminale che rapinarla. La rapina del prologo dà
in sintesi il tono della rappresentazione: un po' commedia un po' dramma,
un po' grottesco (il modello è l'indimenticato "Quel pomeriggio
di un giorno da cani" di Sidney Lumet, basato anch'esso su un episodio
autentico dello stesso decennio) con molta attenzione al clima dell'Italia
anni 70. Proseguendo, l'azione si incentra sul tentativo di evasione dal
carcere di Fossano. Feriti alcuni agenti, Fantazzini sequestra due ostaggi
e detta le sue condizioni. Più spaventato che violento, finisce
per guadagnarsi la solidarietà delle vittime; mentre il direttore
e un sostituto procuratore (Antonio Catania) tentano di evitare spargimenti
di sangue. Non è dello stesso parere il colonnello dei carabinieri
Tagliaferri (Paolo Graziosi), che intende chiudere la faccenda in maniera
cruenta e esemplare. Se è vero che, shakespearianamente, "ci
sono più cose in cielo e sulla terra che in tutta la nostra letteratura",
non è un caso che la cronaca abbia fornito spesso soggetti al cinema.
Abbastanza raro, invece, che un episodio di cronaca diventi materia di
riflessione su un'epoca e un contesto politico-culturale. È riuscito
bene nell'intento Enzo Monteleone, esperto sceneggiatore (quattro film
di Salvatores) alla seconda regia per il grande schermo. La struttura
narrativa di Ormai è fatta! è solida: unità di tempo,
punteggiata da pochi "esterni" e da sobri flashback in cui la
moglie racconta a un giornalista la sua vita con Horst.
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