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La
Stampa, 25 aprile 1999
Alessandra Levantesi
Poiché racconta la storia vera di un'evasione fallita, "Ormai
è fatta!" dovrebbe essere definito un film carcerario. Però
a noi pare che il regista (opera seconda) e sceneggiatore Enzo Monteleone,
ispirandosi alle memorie del "rapinatore gentile" Horst Fantazzini
(pubblicate da Bertani nel '74 e attualmente introvabili), aveva piuttosto
in mente la commedia italiana degli Anni '60: che ridendo e scherzando
diceva delle amare verità sulla nostra società. Dell'odissea
carceraria di Fantazzini (classe '39), che per le condanne accumulate
fra rapine, evasioni e rivolte si concluderà ben oltre il 2000,
il film inquadra infatti un momento cruciale: il tentativo di fuga nel
luglio '73 dalla prigione di Fossano (Cuneo), quando il garbato Horst,
che usava svaligiare le banche armato di una pistola giocattolo e cercando
di non far male a nessuno, finì per sparare a tre guardie ferendole
gravemente. "Ormai è fatta!" parte da questo gesto senza
possibilità di ritorno, dopo il quale al detenuto non resta altro
che barricarsi dentro l'ufficio del direttore con due agenti in ostaggio.
Per scappare Horst chiede una Giulia e del denaro e come nei film americani
fingono di accontentarlo e invece lo incastrano. Ma al contrario di un
regista americano Monteleone non punta la sua attenzione sulla suspense
(riuscirà il nostro a farla franca oppure no?), quanto sulle psicologie
e soprattutto sul tessuto sociale di quell'Italia che la bella fotografia
di Arnaldo Catinari fa sentire come immersa nell'afosa atmosfera di un'estate
della memoria. In cui il senso del paradossale rapporto di solidarietà
che si crea fra sequestratore e sequestrati allude a una comunità
umana ancora non disgregata dall'avvento della modernità; e all'idea
che gli sciagurati reclusi e le guardie con il loro misero stipendio condividono
un'esistenza grama. Ben costruita fra angoscia e ironia, questa lunga
giornata prende vita grazie anche agli ottimi interpreti e bisognerebbe
nominarli tutti, da Stefano Accorsi (Horst) al brigadiere Emilio Solfrizzi,
dal procuratore Antonio Catania all'appuntato Giovanni Esposito.
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