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dal
carcere della Dozza
Bologna,
4 dicembre 2000
Carissima
*,
ricevere la tua bellissima lettera è stata una
grande gioia. Tra l’altro l’ho ricevuta il giorno del rientro
da una licenza, dopo aver trascorso otto magnifici giorni con Pralina
a casa mia. Così, la tua lettera, ha attenuato l’impatto
negativo del rientro qui. Sai, il fatto di uscire e rientrare la sto vivendo
come una grande contraddizione personale. Mando temporaneamente giù
questo rospo in quanto non è solo una scelta mia ma anche della
mia compagna, di mio figlio e dei compagni di Bologna e questa scelta
è vincolata a dei tempi precisi.
Parlando di contraddizioni, non penso che tu debba sentire solo come tale
l’eventualità di fare l’avvocato. Ho conosciuto bravissimi
avvocati compagni che riescono a dare un significato alto alla loro professione.
E’ vero, anche stando dall’altra parte, cioè contro
il sistema, si è comunque obbligati ad accettarne le regole dando
credibilità ad un apparato che è sostanzialmente repressivo,
classista, profondamente ingiusto. Il carcere, oggi, non è altro
che la soluzione ultima di un profondo disagio sociale che non è
possibile risolvere senza una trasformazione radicale dei rapporti sociali
e l’abbattimento di tutte quelle sovrastrutture, etiche, economiche,
sociali, che permettono il perpetuarsi del dominio di pochi nei confronti
di tutti gli altri. Nell’attesa di una vasta presa di coscienza
quando tutti ci renderemo protagonisti e soggetti attivi delle nostre
vite, è comunque possibile fare qualcosa, anche facendo l’avvocato.
Il carcere, oggi, è quasi unicamente una discarica in cui contenere
quei soggetti che non trovano collocazione nell’attuale assetto
sociale. Non ci sono quasi più compagni in carcere. Qui, la stragrande
maggioranza, è composta da extracomunitari e da giovani tossicodipendenti
che sono costretti a commettere piccoli reati per nutrire la scimmia che
si portano sulla spalla. Si tratta di persone abbandonate, deboli, ricattabili.
Un avvocato non può certamente risolvere la loro situazione umana
ridando loro quei valori sociali, mai posseduti oppure irrimediabilmente
perduti, ma può dar loro una mano per alleggerire il peso di condanne
che non servono a nulla. Insomma, cara *, intendo solo dirti che è
possibile fare l’avvocato, anche come militanza politica e sociale,
per dare o ridare voce e dignità a chi non l’ha mai avuta
o a chi l’ha perduta.
Io qui mi sento straniero. Ma è triste constatare che mi sento
straniero anche fuori, ora che lentamente ricomincio ad assaporare la
libertà. La caduta delle ideologie ha trascinato nel naufragio
anche la caduta degli ideali. Se non fosse per la mia compagna, che amo
più della mia vita, per mio figlio e per alcuni compagni con i
quali è ancora possibile condividere progetti e sogni, credo che
mi trasformerei in una persona completamente asociale, pericolosissima,
incapace di comprendere ed accettare un mondo in cui quasi nessuno cerca
più le proprie ali per volare incontro ai propri sogni. La mia
simpatia ed il mio cuore stanno coi giovani dei centri sociali che, comunque,
provano di vivere e costruirsi un’esistenza alternativa ai modelli
imposti dal potere. Ma noi sappiamo che non esistono isole felici quando
intorno ad esse vi sono i campi di concentramento di vite prigioniere
senza sapere d’esserlo. Certo, si può essere più felici
e in pace con la propria coscienza riuscendo a vivere fuori dai ruoli
codificati, ma tutti sappiamo che è comunque un surrogato di libertà.
Lo schiavo che non lotta per liberarsi è peggio del suo padrone.
Ma non mi fraintendere: io vi voglio bene e vi ringrazio d’esistere
poiché siete gli unici, oggi, con ancora abbastanza fuoco dentro
il cuore per resistere, sognare, lottare. Se non ci foste voi, la vita
sarebbe ormai un deserto brulicante di zombie.
E vi ringrazio, con tutto il cuore, per l’inziativa, riuscitissima,
che avete realizzata per me. Ma, per favore, non trasformatemi in una
vittima o in un mito, poiché non sono né l’una né
l’altro. Sono una persona normale, abbastanza semplice, forse un
po’ più sfigata della media. Ma sono anche una persona fortunatissima
poiché dopo tutto quello che ho passato ed alla mia età
mi ritrovo accanto una persona stupenda, Pralina, che mi sta ridando la
vita, l’amore ed un’infinità di cose che credevo di
avere irrimediabilmente perse.
...è un mondo difficile... canta quel furbone di Carotone, ma una
pralina al giorno è il miglior antidoto all’infelicità.
Sono contento, cara *, che hai trovato l’amore con quel bravo compagno
anarchico e mi fa piacere apprendere che in qualche modo la mia vicenda
vi abbia dato il modo di conoscervi. Tu sei una splendida persona, estremamente
sensibile ed intelligente e la tua lettera mi ha dato profonde emozioni.
Manderò la tua lettera alla mia compagna poiché divido tutto
con lei e sono certissimo che Pralina ti aprirà il suo grande cuore.
Se tutto va bene, tra un paio di settimane io e la mia ciccia saremo nuovamente
insieme e vi riscriveremo da fuori e, se possibile, vi telefoneremo.
Un forte abbraccio a te, al tuo ragazzo ed a tutti i compagni del Centro
Sociale
Per la vita, la libertà, l’amore,
vostro
Horst
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