Horst Fantazzini

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Questa volta è fatta per davvero

Ci sono persone così, a cui non ne va mai bene una. Persone alle quale la malasorte si attacca come la più ingorda delle sanguisughe. Uomini la cui vita sembra perennemente nelle mani di un burattinaio pazzo che non risparmia nessuna sofferenza. Che Horst Fantazzini sia una di queste persone non ci sono dubbi. La sua vita – ora anche la sua morte – paiono il frutto di uno scrittore sadico, di quelli che fanno fortuna con i romanzi popolari, nei quali il gradimento del lettore è direttamente proporzionale all’accumulo di catastrofi che si riversano sul protagonista.
Horst Fantazzini non era però un personaggio di carta, la cui esistenza svanisse una volta chiuso il libro. Lui era uno di noi, nato nel nostro mondo, partecipe della nostra vita, sia pure con caratteri distintivi che lo allontanavano dalla maggioranza dei suoi simili. Lui era uno che credeva si dovesse vivere tutti in una società migliore. Tutti, non soltanto chi aveva avuto la fortuna di nascere dalla parte dei vincitori. Uno che non si è mai risparmiato, che ha dato ogni cosa – ora anche la vita – per quello in cui credeva. Uno la cui ingenuità questo mondo avido non è riuscito a ingoiare e digerire senza che si producessero le tossine della critica e dell’antagonismo.
La morte di Horst Fantazzini è la prova decisiva della non esistenza di Dio, quel dio in cui peraltro lui non ha mai creduto. Quale dio sarebbe così crudele, empio e miserabile di un dio che fa morire in carcere uno che in carcere ha vissuto la metà del suo tempo? «Ormai è fatta» aveva intitolato la sua autobiografia. «Ormai è fatta» era anche il leit-motiv della sua vita. La semilibertà gli aveva dato la possibilità di respirare un’aria diversa. Ma per quelli come lui l’aria non è mai diversa abbastanza. Se l’ultima rapina che ha tentato era davvero dovuta alla necessità di recuperare otto milioni per pagare gli arretrati dell’ICI, ecco che la sua storia si è tinta del più beffardo degli epiloghi: rubare per pagare le tasse, come nella più becera propaganda tangentista. Comunque sia andata – e non volendo, almeno per il momento, prestare orecchio alle voci che insinuano che alla sua morte non sia estraneo un pestaggio che si sarebbe svolto nel raggio in cui era detenuto – ora, per Fantazzini, è fatta per davvero. Ai suoi cari resta il ricordo, a noi tutti la memoria di un uomo che ha sempre vissuto dalla parte del torto, non dimenticando mai di illuminarcene le ragioni.
Ho trascorso le feste di Natale insieme alle parole di Nazzareno Zambotti, uno la cui storia ricorda molto quella di Horst Fantazzini, uno che dei suoi cinquantatre anni vita ne ha trascorsi più di trenta dietro una porta chiusa a chiave, lui che il crimine più «orribile» che abbia commesso è il furto. Quando leggerete queste righe, io sarò in compagnia di Nazzareno, in un bar qualsiasi di Roma, a farmi raccontare a voce gli episodi di cui non ha scritto nel migliaio di pagine vergate rabbiosamente a mano fra le pareti di una cella. L’anno prossimo, la storia di Nazzareno la potrete leggere tutti. Al pari di quella di Fantazzini sarà un veleno difficile da mandar giù. Un mondo che ha bisogno di veleni per tenersi vivo non è un mondo sano. C’è ancora qualcuno che lo dubita?

Luigi Bernardi
(da Il domani di Bologna, 27/12/2001)